Quando si pensa all'universo di J.R.R. Tolkien, vengono subito in mente hobbit, maghi, re, guerrieri e grandi battaglie. Un immaginario apparentemente dominato da figure maschili, nel quale le donne sembrano occupare uno spazio marginale. Ma è davvero così? A questa domanda cerca di rispondere Angelo Costanzo nel suo nuovo saggio Il femminile in Tolkien. Le donne nella Terra di Mezzo: regine, guerriere e custodi, attraverso un percorso che intreccia l'intero Legendarium, dalle potenze creatrici del Silmarillion alle protagoniste del Signore degli Anelli, senza trascurare figure meno conosciute, ma altrettanto significative.
La questione, naturalmente, non si risolve contando quante donne compaiano nelle pagine di Tolkien e confrontandone il numero con quello degli uomini. Il punto è comprendere quale ruolo svolgano, quali valori incarnino e quanto contribuiscano alla costruzione e allo sviluppo delle vicende narrate. Le donne di Tolkien, infatti, non sono soltanto figure da proteggere, muse ispiratrici o presenze sullo sfondo delle imprese degli eroi. Talvolta sono proprio le loro decisioni a cambiare il corso della storia. Basti pensare a Lúthien, che sfida potenze immensamente superiori per amore di Beren, o a Éowyn, che rifiuta il destino assegnatole e affronta il Re Stregone. E ancora Galadriel, nella quale saggezza e potere convivono con la tentazione del dominio, oppure Arwen, la cui scelta comporta la rinuncia all'immortalità.
Ma l'indagine di Costanzo non si limita alle protagoniste più celebri. Accanto a loro trovano spazio le figure divine di Varda e Yavanna, le regine, le madri, le donne segnate dal dolore, quelle che cedono all'orgoglio o alla disperazione. Ne emerge un universo femminile tutt'altro che uniforme, nel quale convivono coraggio e fragilità, libertà e sacrificio, luce e oscurità. Il libro affronta così anche una questione più ampia: il rapporto tra l'opera di Tolkien, la cultura del suo tempo e la sensibilità contemporanea. Considerare lo scrittore inglese un autore semplicemente maschilista significa probabilmente ridurre una materia molto più complessa a una formula troppo comoda. Allo stesso tempo, sarebbe altrettanto semplicistico attribuirgli una concezione del femminile perfettamente sovrapponibile a quella odierna.
Il femminile in Tolkien prova a muoversi fra questi due estremi, proponendo una lettura che parte dai testi, ne indaga i significati e cerca di restituire alle protagoniste la loro specificità, senza trasformarle in simboli di una tesi precostituita. Del resto, uno degli aspetti più affascinanti dell'opera tolkieniana è proprio la sua capacità di continuare a generare domande e interpretazioni. A distanza di decenni, la Terra di Mezzo resta un territorio nel quale tornare, scoprendo ogni volta qualcosa che era sfuggito alle letture precedenti. E, forse, per guardarla da una prospettiva diversa.




















