È passato un anno esatto da quando ho avuto il piacere di conoscere Riccardo Bruni e il progetto di Edizioni Neverend. Un anno da quando è iniziata l’avventura di Oltre Dune, una cosa nata quasi sottovoce, grazie a un messaggino apparentemente innocuo, come accadono spesso le cose più autentiche: senza strategie perfette, senza percorsi già tracciati, ma con il bisogno reale di trasformare pensieri sparsi in una riflessione condivisa.
È da un bel po’ che sostengo che parlare di fantascienza e parlare d’impresa non siano esercizi così distanti. Entrambi, in fondo, obbligano a confrontarsi con il futuro. Entrambi richiedono immaginazione, capacità di adattamento e una certa familiarità con l’incertezza. E forse proprio per questo il mondo imprenditoriale italiano, soprattutto in questo strano periodo storico, mi è apparso sempre più simile ad Arrakis, il pianeta deserto raccontato nel mio libro preferito.
Un deserto che, visto superficialmente, sembra ostile, arido, immobile. Ma chi lo attraversa davvero scopre che sotto la sabbia esiste una vita continua, complessa, resistente. È la stessa sensazione che provo osservando tante piccole e medie imprese italiane: realtà spesso invisibili nei grandi racconti economici, ma capaci di sopravvivere a crisi, trasformandosi e reinventandosi, cercando di districarsi tra normative, mercati instabili e cambiamenti tecnologici sempre più rapidi.
Eppure, c’è anche un’altra faccia del deserto. La fatica. La sensazione costante di dover preservare energia, lucidità e visione in un contesto che sembra consumare tutto molto velocemente. Fare impresa oggi significa spesso vivere in equilibrio precario tra operatività e strategia, tra necessità immediate e desiderio di costruire qualcosa che abbia un senso nel lungo periodo. Si rincorrono urgenze continue e, nel frattempo, il rischio più grande diventa perdere la capacità di immaginare.
La fantascienza, di contro, obbliga a un'inventiva costante. Costringe a guardare oltre l’orizzonte immediato. Non offre solo mondi alternativi, ma domande alternative. E in questo ultimo anno Oltre Dune è stato soprattutto questo: uno spazio di riflessione in cui la narrativa diventava uno specchio per leggere il presente. Un’opportunità di capire come le radici del contesto storico in cui l’opera è nata ponevano già le fondamenta di un futuro a cui stiamo arrivando (purtroppo) in modo non troppo consapevole. Perché dietro le storie di imperi galattici, tecnologie e deserti lontani si nascondono dinamiche profondamente umane: potere, paura, leadership, adattamento, ecologia, economia, sopravvivenza.
Forse è proprio questo il punto di contatto più forte tra fantascienza e impresa: entrambe parlano della capacità umana di attraversare territori sconosciuti senza smettere di cercare significato. E oggi, in un tempo che cambia così rapidamente, continuare a coltivare visione non è un lusso intellettuale. È una forma di resistenza.
Silvia Bernardini
autrice di Oltre Dune


